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Chiude Ms. Marvel islamica: altro disastro multiculturale

Il multiculturalismo non paga, anzi confonde e allontana i fan che stentano a riconoscere le loro icone. E così anche per Ms. Marvel è arrivata la fine della corsa. Dopo rilanci su rilanci, anche l'ennesima serie comics pomposamente chiamata Magnificent Ms. Marvel arriva alla conclusione. Cosa hanno fatto di sbagliato alla Marvel? Praticamente tutto. Questa nuova Ms. Marvel non è la americana Carol Danvers, ma una immigrata pakistana di fede islamica di nome Kamala Khan. Una orrenda ideazione rifiutata subito dal pubblico. 

Multiculturale è stato anche il team creativo di quest'ultima disgraziatissima e fetentissima serie, vale a dire Saladin Ahmed e Minkyu Jung. Il primo è un mezzo egiziano e mezzo libanese nato negli Usa. A differenza di altri casi, la Marvel ha precisato che il n. 18 di Magnificent Ms. Marvel di gennaio 2021 sarà anche l'ultimo. Una nuova serie sarà lanciata il prossimo anno? Chissà. Per ora la Disney ha annunciato una serie televisiva dedicata alla Ms. Marvel con un cast e regia sempre musulmani! Allora non hanno imparato un cazzo!

Distribuzione DC nel caos e la quota minima di 500 dollari

La DC Comics è in pieno caos distributivo da quando la grande fiction della pandemia ha sconvolto il tessuto sociale e economico degli States. Dopo che la Diamond ha sospeso ogni attività ad aprile, la DC ha contattato due nuovi distributori, UCS e Lunar. Queste due aziende si sono spartite il territorio ed insieme alla Penguin Random che si è occupata della distribuzione di volumi hanno costituito gli strumenti per permettere ai fumetti di Superman e soci di entrare ancora nelle case degli americani. Poi le cose si sono complicate.

UCS e Lunar hanno accusato grandi difficoltà a distribuire in Europa, tanto che anche noi in quel periodo abbiamo faticato ad avere i fumetti DC grazie ai nostri canali tedeschi e così la DC si è rivolta ancora a Diamond UK prima temporaneamente in attesa che UCS e Lunar risolvessero i loro problemi e dopo avere constatato che gli ostacoli non sarebbero stati superati, in modo permanente. La DC si è ritrovata così con quattro distributori, tre in casa e uno per l'estero. Diamond UK ha la sua base generale nel Regno Unito. Da lì i fumetti DC arrivano in Germania e quindi a noi. Che giretto del cazzo, eh?

Non è mica finita la girandola, perché ad un certo punto la UCS non è riuscita a soddisfare i livelli di distribuzione che la DC si aspettava e si è lentamente defilata fino a scomparire. Da quattro distributori, la DC è tornata di nuovo a tre, con Lunar, Penguin e Diamond Uk. Ciò non ha risolto i problemi. La DC che già prima della pandemia fiction scontava grossi cali di vendita, da marzo in poi è letteralmente crollata e così è stata costretta a affidarsi a una strada che sta facendo imbestialire i rivenditori. Ogni negozio dovrà ordinare un minimo di 500 dollari di materiali ogni mese, altrimenti non avranno nulla!

Da qualche giorno i gestori delle fumetterie hanno ricevuto comunicazione da parte della DC con tutti i nuovi cambiamenti. UCS cesserà l'attività della distribuzione a novembre ed entro il giorno 29 del mese prossimo, i negozi dovranno restituire ad UCS i fumetti invenduti secondo gli accordi conclusi. E se una fumetteria non ordinasse abbastanza fumetti da arrivare a questa quota minima di 500 dollari? L'ordine sarà sospeso fino a quando tale soglia non sarà raggiunta. In questo modo, la DC spera di avere vendite più stabili ma disincentiverà i rivenditori che potrebbero puntare sui suoi concorrenti.

Con Tynion IV (bisessuale) anche Batman ha perso virilità!

Da quando Tom King ha lasciato la testata del Cavaliere Oscuro e questa è stata affidata a James Tynion IV, che ha dato scandalo dopo avere confessato di essere un bisessuale, anche Batman è come se si fosse un po' ammosciato. Un autore trasmette parte di se stesso ad un personaggio e se ti manca una parte fondamentale come la virilità anche le creazioni ne risentono. La DC però non ne vuole sapere di mandare via Tynion IV anche se le vendite delle serie batmaniane sono calate molto. Anzi, gli ha perfino masochisticamente rinnovato la fiducia. E Tynion ha annunciato due nuove serie nel 2021.

La prima si chiamerà Batman. Non abbiamo capito se sarà una serie gemella della serie Batman, che esce da 80 anni. A disegnarla ci sarà Jorge Jimenez. Il secondo titolo non si conosce ancora salvo l'artista che sarà Guillem March. Le voci parlano di una testata con protagonista il Batman del mondo global-massonico del Future State, dove il Cavaliere Oscuro è figlio di Lucius Fox, il nero Luke Fox. Un nero con il costume di Cavaliere Oscuro? Mah, per quanto ci riguarda, Batman potrebbe essere pure cinese o thanagariano. Il problema è che Batman è Bruce Wayne. Altrimenti, non è Batman. Punto.

Il Morto n. 44: recensione! In appendice arriva Hilka Strix!

Riprendiamo il filo del discorso con Il Morto n. 44, uscito ad agosto 2020. Nel numero precedente, di cui qui potete trovare la recensione-analisi, abbiamo lasciato Peg in una situazione intricata. Un politico di nome Gonni, in cui egli riconosce un ex commilitone di quando prestava servizio in Africa, potrebbe rivelargli preziose informazioni sul suo passato, cancellato dalla perdita della memoria. Gonni però è anche un uomo corrotto. Durante il servizio militare era l'anello della catena di un traffico d'armi internazionale e sul quale oggi è piombato il Morto, accusato di un omicidio che non ha commesso. Le vicende portano quest'ultimo sulla strada dell'avversario politico di Gonni, l'avvocato Anita De Andrea, che insieme riescono a cogliere il loro nemico con le mani nel sacco. Ora Gonni è in galera ma la questione non si è chiusa affatto. 

Qui si aprono le vicende del n. 44. Gonni riesce, grazie alle sue amicizie e al denaro che possiede, a farsi mettere ai domiciliari. Il suo braccio destro, Aru, resta in carcere, dove subisce un attentato da parte di altri reclusi. Gonni si rende conto che il suo capo, nome in codice Fante di Spade, sta cercando di eliminare tutti i pesci finiti nella rete della giustizia. Mentre Aru sarà, di lì a poco, ucciso, Gonni chiede aiuto a Peg e all'avvocato De Andrea a cui indica il luogo dove si trovano preziosi documenti in grado di stroncare il traffico di armi. Gonni rivela anche che il Fante di Spade è un'altra pedina agli ordini del Re di Spade, il boss dell'organizzazione. Mentre Il Morto e Anita recuperano con non pochi rischi i documenti di Gonni, quest'ultimo incontra il suo fato. E in effetti non poteva essere diversamente vista la potenza del suo nemico.

Il Fante, infatti, riesce ad ucciderlo con un piano molto sofisticato. Due killer, un uomo e una donna, prendono la camera di albergo attigua a quella in cui si trova Gonni e le sue guardie del corpo. Poi i due fingono di litigare e la donna esce nel corridoio bussando alla porta dei Gonni. E' completamente nuda ma ha un asciugamani sulla testa. Le due guardie aprono e in quel momento lei afferra la pistola che nasconde nei capelli e fa fuoco. Pochi secondi ed è tutto finito. Il Fante era riuscito a conoscere il luogo in cui si trovava Gonni sotto protezione grazie ai suoi contatti nelle forze dell'ordine. Ora restano solo Il Morto e Anita a contrastarlo. La storia è stata molto avvincente come si può notare ma anche adulta e ricca di azione. Molto realistica, anche grazie agli splendidi disegni di Piero Conforti con le chine di Gianluca Francesconi. 

Non sono mancati momenti a tinte hot. Peg sa divertirsi e con le donne ci sa fare. Il suo essere un uomo d'azione, sicuro di se esercita un certo fascino sul gentil sesso e Anita non può che cedere. I due scopano a pagina 70 e 71 dove Anita si vede poi a seno nudo. Una scena che non poteva non mancare vista la sensualità con cui la donna è stata presentata fino ad allora. Questo tomo de Il Morto è importante perché nella storia di appendice fa vedere anche la anteprima di Hilka Strix, la nuova serie di horror e mistero della Menhir. Nel 1647 una donna, accusata di stregoneria, viene bruciata sul rogo in una città del sud Tirolo. Tre secoli dopo ritorna in vita e le sue vicende si intersecano con quelle di una giovane ereditiera entrata nelle mire di certi affaristi senza scrupoli. Hilka Strix si trova al cospetto di un mondo molto diverso dal suo.

Quelli di Papersera sulla nostra rece di Topolino n. 3385

Una nostra recensione di Topolino, quella del n. 3385, finisce sul forum del Papersera e la reazione degli utenti, eterni immaturi o maturi che vogliono essere immaturini (fate vobis) è la seguente. Raes scrive: che l'ultima storia era una storia a puntate se ne è accorto? E' quindi per forza non c'era una conclusione. Raes, ma che cazzo dici? Se leggi la nostra rece, ci lamentavamo del fatto che la storia di Faraci non aveva una conclusione specifica. E ogni puntata finisce in un certo modo. Quella non aveva nemmeno una sua fine logica. Anzi, si è conclusa in maniera tirata come se Tito Faraci non sapesse nemmeno come chiudere l'episodio. Almeno questa è la nostra impressione. 

Atius dice: hai dei dati di vendita per affermare che Topolino perde lettori? Certo, che ce li abbiamo Atius. Sono pubblici e disponibili in rete. Nell'estate 1993 ogni singolo numero di Mickey Mouse vendeva 1 milione di copie. Fu il n. 1963 ha totalizzare il record con il 2,1% di reso e il 97,9% di venduto. Oggi siamo sulle 30.000 copie a numero. Non è questa una miseria? Il Fumettista scrive di suo: A me onestamente leggere "cazzo" e "merda" in una recensione di Topolino fa ribrezzo. Scrivi qui se vuoi, così almeno rispetti qualche regola di educazione. Caro Fumettista, vedremo di incrementare le paroline cazzo e merda anche nei prossimi pezzi. E chissà, dato che oggi anche i bambini sono sboccati e usano tali termini se si usassero nel Topo non sarebbe normale?

Garalla: Mi è bastato vedere il nome del sito dove è riportata la "recensione" per dire che conviene lasciar perdere. E' un troll che potrebbe sprecare il suo tempo a fare delle cose più divertenti ed in giro, lo si sa, da anni e in passato con atteggiamenti filo fascisti quindi... lasciatelo perdere per favore. Garalla, Garalla! Dove cazzo abbiamo già sentito questo nome? Su qualche forum di persone intelligenti e intellettualmente stimolanti? Può darsi ma non è detto e dopo commenti come il suo non si può dubitare del suo equilibrio mentale. O forse si? Chissà. Garalla ritiene che siamo fascisti, ma si sbaglia. Se fossimo filofascisti dovremmo sostenere la dittatura fascista di Conte e invece siamo contrari. Garalla non dirci che sostieni quel fascistone del premieretto?

Topolino n. 3385: un numero praticamente da buttare via!

Appena terminata la lettura del Topolino n. 3385 ci siamo subito resi conto che l'unica conclusione da trarre è che di questo volumetto, tranne la prima storia di Artibani, tutto il resto sia da buttare come la direzione della rivista improvvidamente affidata ad Alex Bertani, che per sua stessa ammissione (negli editoriali del n. 3384) non ha mai diretto o lavorato in una redazione di un giornale a fumetti. Bertani, che fa parte del cerchio magico filomassonico di Marco Lupoi, ha sempre ricoperto incarichi manageriali ma di fumetti ne capisce quanto un lettore occasionale. E lo sta dimostrando bellamente nella selezione ed approvazione di progetti che forse nemmeno Valentina De Poli avrebbe mai avallato. Lui stesso si ritiene antico lettore di Topolino, ma non basta per selezionare nel mare magnum di proposte che arrivano sul tavolo.

A volte gli va bene, come la saga Paperbridge di Marco Gervasio, altre volte prende cantonate paurose come Fast Track Mickey e da ultimo questi Paperi Italici (aggiungiamo noi del cazzo) che sono una delle cose più brutte, noiose e del tutto spaccacoglioni che si potrebbero leggere su Topolino. Caro Alex, ascolta il consiglio di tanti lettori. Dimettiti al più presto, altrimenti Topolino continuerà a perdere lettori. Sai, ne sta perdendo davvero tanti. Ma tu lo sai bene. La prima storia, come detto, scritta da Francesco Artibani e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, è l'unica cosa degna di questo settimanale. Una storia appassionante, piena di mistero e soprattutto di quelle atmosfere che lasciano il lettore colpito e incuriosito. Artibani, un maledetto globalista che però sa scrivere. A questo punto, perché non fargli scrivere tutto l'albo?

Il secondo capitolo di questi Paperi Italici di Matteo Venerus e Emmanuele Baccinelli costituisce l'ennesima prova di una saga senza idee, vuota, marcia e impalpabile. Un paperone che non si è capito bene se sia etrusco o umbro o altro che cerca di capire come sono i romani per fare affari con loro ma che Paperone é? E Paperino chiamato Paperazio proprio non si può leggere. Un cast ridotto a macchiette di se stessi, che descrivono i romani peggio di come si leggerebbero in un volume del cazzo di Asterix. Una storia educativa di Gabriele Mazzoleni e Mario Ferracina con protagonisti Qui, Quo e Qua alza un po' l'asticella della mediocrità ma il finale era telefonato fin dalla prima pagina. Lettura godibile perché diffonde il principio che lo studiare è la cosa migliore per i ragazzi. La storia breve di Gabriele Panini e Fabio Pochet non l'abbiamo capita. Cosa cazzo abbiamo appena letto? E che disegni orrendi.

L'altra storia breve, sempre scritta da Gabriele Panini, si risolleva un pochina. I disegni in stile classico di Maurizio Amendola rendono alquanto piacevole l'approccio e le simpatiche pazzie di Paperoga ed il connesso nervosismo di Paperino, alla fine fanno sbollire la rabbia di quella merda dei Paperi italici. L'ultima storia è un capitolo a parte. Alex Bertani dice di averla ripescata in archivio tra storie non approvate del 2005. I testi sono di Tito Faraci con i disegni di uno Sciarrone pessimo ai massimi. Lettura godibile su un ipotetico Topolino del futuro, di cui Faraci è riuscito a cogliere l'essenza ma quello che manca è un'idea valida di fondo. La storia non ha un perché e il finale sembra alquanto tirato via come se chi l'ha scritta non sapesse come concluderla. Ci abbiamo azzeccati Tito? Ecco, non affossiamo Topolino che è già in crisi.

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